lunedì 28 marzo 2011

Il Papa: La «violenza deliberata dell'uomo sull'uomo» consumata il 24 marzo '44 alle Fosse Ardeatine è «effetto esecrabile della guerra», «è offesa gravissima a Dio» (Chirri)

Il Papa alle Fosse Ardeatine «Offesa gravissima a Dio»

Il messaggio di pace del Pontefice, accolto dal rabbino capo di Roma

Giovanna Chirri

ROMA

La «violenza deliberata dell'uomo sull'uomo» consumata il 24 marzo '44 alle Fosse Ardeatine è «effetto esecrabile della guerra», «è offesa gravissima a Dio». Ma il Papa fattosi «pellegrino» in questo «sacrario caro a tutti gli italiani» vuole riaffermare che esiste la «possibilità di un futuro diverso, liberato dall'odio e dalla vendetta, un futuro di libertà e di fraternità, per Roma, l'Italia, l'Europa e il mondo».
Questo il messaggio che Benedetto XVI, invitato in quest'anno «in cui ricorre il 150. anniversario dell'Unità d'Italia» dai parenti delle vittime dell'eccidio nazista lascia, prima di congedarsi dal mausoleo sulla via Ardeatina.
Lì giacciono i resti di 335 uomini dai 14 ai 75 anni, militari e civili, poveri e ricchi, partigiani e passanti rastrellati per strada, tra loro 76 di religione ebraica, uccisi dai nazisti per rappresaglia all'attentato gappista in cui il giorno prima erano morti 33 soldati tedeschi.
Il Papa tedesco è accolto dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, dal vicario Agostino Vallini, dalla presidente dell'Anfim Rosina Stame, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Ci sono anche il rabbino Alberto Funaro che alle Fosse ha perso due familiari (e una ventina a Auschwitz), e il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, figlio del colonnello Giuseppe, capo della resistenza militare a Roma anch'egli trucidato qui.
«Sono venuto per pregare e rinnovare la memoria», dice papa Ratzinger, e visita i cunicoli di pozzolana dove furono gettati i corpi ancora agonizzanti dei giustiziati, e dove ora ci sono le tombe, di cui non tutte ancora hanno un nome. Si ferma davanti al sepolcro di Giuseppe Montezemolo, di don Pietro Pappagallo, incarcerato a via Tasso per aver fornito passaporti falsi e aver nascosto perseguitati politici e ebrei, di Alberto Funaro, omonimo del nipote rabbino che accompagna Di Segni. Poi si inginocchia e prega in silenzio; quindi Di Segni intona in ebraico il salmo 129 «De Profundis» e il Papa legge in italiano il salmo 23, poi depone un cesto di fiori.
Quando prende la parola questo figlio del popolo tedesco – che ha scelto di chiamarsi Benedetto in ricordo del santo che evangelizzò l'Europa e del papa che condannò l'«inutile strage» della Seconda guerra mondiale – fa sue le parole «incise sulla parete di una cella di tortura, in via Tasso durante l'occupazione nazista» e di un foglio volante, testamento di un martire delle Ardeatine. In entrambi, con la invocazione al Padre, rimarca Benedetto XVI, «c'è la garanzia sicura della speranza, la possibilità di un futuro diverso, libero dall'odio e dalla vendetta, un futuro di libertà e di fraternità per Roma, l'Italia, l'Europa, il mondo». Ma questo luogo «dimostra» che essere fratelli «non è scontato» e «la risposta più vera è prendersi per mano come fratelli».
Parole e luoghi della sofferenza dei romani durante l'occupazione nazista, strette di mano e gesti di fratellanza: questa la tappa della riflessione del Papa sulla guerra, il nazismo e la storia del Novecento, un cammino che lo ha già portato al cimitero polacco di Montecassino, ad Auschwitz e al museo dell'Olocausto a Gerusalemme. Ad Auschwitz spiegò che i nazisti negarono Dio tentando di cancellare persino il nome degli ebrei, trasformandoli in numeri. Alle Ardeatine 67 anni fa a liberazione avvenuta, fu il medico ebreo Attilio Ascarelli ad aiutare i parenti delle vittime a dare un nome ai corpi dei propri cari, accatastati in cinque strati e ormai in decomposizione.
Una visione straziante che neppure l'arte di Guttuso, che ha realizzato alla Ardeatine la scultura dorata che la rappresenta riesce a rendere fino in fondo.

© Copyright Gazzetta del sud, 28 marzo 2011

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